Così non si può restare in Iraq

da "La Repubblica". Sull'Iraq garanzie dal governo o voteremo no sulla missione 3 Dicembre 2003

ROMA – “Deprimente”. Massimo D’Alema, presidente dei Ds, non trova altri aggettivi, per qualificare il via libera del Parlamento alla legge Gasparri. “In un quadro di problemi enormi che riguardano gli equilibri del mondo, di fronte a una escalation della guerra in Iraq, nel mezzo di un dibattito aperto sul processo di pace in Medio Oriente, noi abbiamo un governo che ha una sola preoccupazione: condurre in porto l’ultima, tormentata legge che sistema gli affari di Berlusconi. Una legge scandalosa, che serve a consolidare la posizione dominante del premier nelle tv e nella pubblicità, e che oltre a violare la Costituzione e ad essere in contrasto con due sentenze della Consulta, é anche palesemente contraria alle normative europee. Però è indubbiamente favorevole agli interessi del premier. E tanto basta, a questa maggioranza, per renderla una “priorità nazionale”.

E invece, dice lei, le priorità nazionali sono altre.
“Non lo dico io. Lo dicono i fatti drammatici di questi giorni, che vedono il governo italiano clamorosamente assente. “L’iniziativa di Ginevra” è davvero esemplare. Lì è accaduto un evento importante. Per la prima volta, si indicano soluzioni concrete per i nodi irrisolti della questione mediorientale. Con una filosofia nuova e vincente, Beilin e Rabbo hanno superato le ambiguità e i limiti dell’approccio seguito finora, da Oslo alla Road Map. Finora si è sempre sostenuto: Israele e Palestina siglino la pace. Ma questo tentativo non è mai stato accompagnato da un vero accordo suoi contenuti, sempre rinviato a valle del processo di pace. Così, ciascuna delle due parti ha cercato di arrivarci tentando di accrescere con la forza la propria posizione negoziale, e tutti i tentativi sono falliti. A Ginevra l’approccio è stato capovolto: non ci può essere pace senza indicare soluzioni stabili e definite sulle colonie, sui profughi e sulla divisione di Gerusalemme”.

D’accordo, ma in concreto che chance ha di camminare, l’idea lanciata da Ginevra?
“Questo lo vedremo. Per ora, l’iniziativa ha destato grande interesse presso le cancellerie e il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti. E ha coinvolto personalità di livello mondiale, da Carter a Solana, protagonisti dei passati negoziati tra Israele e Palestina e rappresentanti dei Paesi occidentali e della Russia. Sono arrivati messaggi di sostegno da Prodi, Blair e Chirac. In tutto questo, ha brillato l’assenza del Paese cui È affidato il turno di presidenza della Ue. C’era l’opposizione. Non c’era il governo italiano, che si fa notare solo per le posizioni più conservatrici e reazionarie del mondo”.

Addirittura. A cosa si riferisce?
“Siamo l’unico Paese al mondo che, attraverso l’onorevole Fini, ha riaffermato il suo incondizionato sostegno al Muro costruito da Israele. E questo È accaduto solo tre giorni dopo l’appello del Papa, e negli stessi giorni in cui persino la Casa Bianca tagliava i fondi a Sharon. Insomma, siamo diventati più oltranzisti di Bush”.

L’accusa a Sharon non tradisce un fondo di “antisemitismo di sinistra”, come dice il dossier dell’Osservatorio europeo?
“Intanto, mi pare che il dossier si riferisca non genericamente “alla sinistra”, ma a poche “frange dell’estrema sinistra”. E poi io considero irrinunciabile il diritto all’esistenza e alla sicurezza di Israele. Ma non può essere tacciato di antisemitismo chi critica Sharon, quando manda l’esercito a sparare su Ramallah proprio nel momento in cui Abu Ala negozia una tregua con i gruppi terroristici palestinesi.
Qui non c’entra Israele, che è un grande Paese democratico. Qui c’entra il suo governo, che porta avanti una politica sbagliata”.

Presidente D’Alema, dopo la tragedia di Nassiriya lei ha chiesto “una svolta” al governo sulla questione Iraq. Ci vuole far capire ben in che cosa dovrebbe consistere?
“Diciamo la verità: tre giorni prima della tragedia di Nassiriya Berlusconi aveva detto che laggiù la situazione si stava “normalizzando”. Il vero problema è che gli errori del governo sono il frutto di un’analisi completamente sbagliata. Il terrorismo internazionale non è, come dice Berlusconi, una sfida “contro l’Occidente”, ma È contro la civiltà umana. Il fondamentalismo ha già ucciso centinaia di migliaia di persone in Algeria. E’ prima di tutto una tragedia per l’Islam...”.

Non può negare che nel mirino di Al Qaeda ci sia l’Occidente! Bin Laden lo dice chiaramente, nei suoi proclami su Al Jazeera.
“Certo, Bin Laden ha interesse a collocare il terrorismo nel contesto dello “scontro tra le civiltà”. Ma proprio per questo l’Occidente deve dimostrare l’interesse opposto. Quello che manifestò dopo l’11 settembre, quando si formò una grande coalizione mondiale contro il terrorismo, minaccia per la civiltà del mondo. Purtroppo la guerra all’Iraq e poi l’occupazione americana hanno rappresentato una drammatica inversione di rotta, che ha fomentato l’odio del mondo islamico”.

Torniamo alla “svolta”. Il Parlamento dovrà votare il rifinanziamento della missione in Iraq. Cosa volete dal governo?
“Il governo italiano, come presidente di turno, dovrebbe chiedere un vertice straordinario della Ue, per proporre agli Stati Uniti una urgente correzione di rotta articolata in due punti. Primo punto: pieno passaggio alle Nazioni Unite delle responsabilità sul dopoguerra iracheno, attraverso una “amministrazione fiduciaria” dell’Onu che vada al di là della risoluzione 1511. Secondo punto: definire i tempi di una transizione più rapida possibile per il passaggio dei poteri alle autorità irachene”.

Non considerate sufficienti le garanzie e le proposte del ministro della Difesa Martino?
“Agli alleati internazionali Martino ripete uno sterile “partiam partiamo”. Ai nostri soldati ripete un inquietante “continuate la missione umanitaria”. E’ sconcertante: ogni giorno si contano gli elicotteri abbattuti, i missili e i camion bomba contro obiettivi civili e militari. Non siamo in un dopoguerra, non siamo nel tempo dell’assistenza e della ricostruzione, ma nel pieno di un conflitto”.

Quindi? Voterete o no il rifinanziamento della missione?
“Noi abbiamo il diritto di chiedere quali sono le regole di ingaggio delle nostre forze armate in Iraq. Se il governo non lo chiarisce, e non prende iniziative sui due punti che ho indicato, ritengo che il centrosinistra non possa votare il rinnovo della missione insieme alla maggioranza”.

E la “concordia nazionale” del dopo Nassiriya che fine fa?
“Noi vogliamo la solidarietà e la coesione del Paese. Ma l’Italia è esposta a una situazione di forte pericolo: non lo dico io, lo dice Pisanu. Abbiamo il dovere di chiedere al governo dove ci sta portando. Purtroppo, dall’Iraq al Medioriente alla Cecenia noto un pericoloso allontanamento dalle tradizioni storiche della nostra politica estera: la pace, i diritti umani, il diritto internazionale. Altro che voto bipartisan: la politica estera sta diventando un punto sempre più cruciale di contrapposizione tra noi e la maggioranza”.

E secondo lei questo non dipende anche dal fatto che l’Ulivo è preso “in ostaggio” dalle posizioni radicali della sua ala sinistra?
“No. Dipende dall’imbarazzante inconsistenza di questo governo. Detto questo, noi non dobbiamo cedere al radicalismo, e non dobbiamo chiamarci fuori in nome di un malinteso pacifismo a senso unico. Siamo un centrosinistra responsabile, ma vogliamo che in questo momento drammatico il nostro Paese sia attivo e presente, per contribuire a ristabilire un ordine mondiale. E non chiediamo una “svolta” in chiave antiamericana: al contrario, auspichiamo una politica estera che faccia leva sulle forze moderate americane, che cercano a loro volta di correggere le scelte avventate di Bush. In questo, per noi Romano Prodi È una guida autorevole: ci fa tenere salda la barra del timone sull’Europa”.

Sul Patto di stabilità Prodi ha incassato una sconfitta.
“Sul Patto di stabilità si è cercato di raffigurare il dibattito attraverso una curiosa inversione di ruoli. Da una parte c’era Tremonti, già colbertiano, ora fautore di una svolta keynesiana: un politico di sinistra, si direbbe. Dall’altra parte Prodi, rappresentante di una sinistra chiusa nella trincea monetarista e ossessionata dai vincoli di bilancio”.

E invece?
“Invece non è questo il cuore della disputa. La vera priorità, per l’Europa, è senz’altro quella di promuovere la crescita, come dice lo stesso Patto, anche attraverso una interpretazione flessibile dei suoi principi. Il fatto vero è che ci sono due modi diversi per promuovere la crescita. Il primo è quello di Tremonti: aggirare le regole del Patto, consentendo ai governi margini di manovra più ampi sui bilanci nazionali, sulle spese correnti e assistenziali o sui favori fiscali alle categorie. Una partita di scambio: Tremonti ha favorito oggi la Francia e la Germania, sperando in una analoga clemenza domani, quando l’Italia si troverà ad affrontare problemi di deficit e di debito pubblico ancora più grandi. Il secondo modo è quello che io proposi già nel ‘99, da capo del governo: concordare in sede Ue un pacchetto rilevante di investimenti, non conteggiabili nel Patto di stabilità, cui concorre ogni singolo Stato nazionale in base a un progetto strategico di tutta l’Unione, finalizzato a rilanciare la competitività europea”

Lo scontro a Bruxelles non È stato tra queste due linee.“Eppure è questo il vero discrimine. C’È un modello Tremonti, che è quello del più furbo, che vuole dire “meno Europa” e, in prospettiva, nessuna Europa. E c’è un modello”dei progressisti europei, che come dice Prodi non sono difensori dell’ortodossia monetarista: vogliono più crescita ma, insieme, più Europa”.

Insomma, lei non teme che la vicenda del Patto abbia indebolito Prodi, anche nella prospettiva della lista unitaria dell’Ulivo?
“Assolutamente no. Con la lista unitaria, l’Ulivo trasmette un doppio messaggio innovativo. Raccoglie e convoglia il malcontento crescente di chi non ne può più di questa maggioranza e vuole cambiare il governo del Paese. E poi trasforma il sistema politico italiano, portando a compimento un lungo processo di maturazione del maggioritario. Prodi è e sarà il punto di riferimento essenziale, in questo grande progetto”.

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