Compromesso storico, austerità,
eurocomunismo, strappo da Mosca: questi i tratti distinti
del progetto di un uomo che concepiva la politica
come servizio. Enrico Berlinguer incarnò una strategia
di rinnovamento
e di difesa della democrazia, e sotto la sua direzione il
Pci raggiunse l'apice della propria forza. Ma il suo disegno
andò incontro alla sconfitta.
A un decennio dalla sua scomparsa, un politico di professione
e uno storico, profondo conoscitore della nostra storia contemporanea,
si confrontano sull'azione e le idee di Berlinguer.
Quale bilancio si debba trarre da quella coraggiosa tensione
al rinnovamento d'Italia è il comune punto di avvio
dell'analisi di Massimo D'Alema e Paul Ginsborg e al contempo,
la ragione del loro dissenso.
D'Alema fissa nel pensiero di Berlinguer il dato della continuità
tra Pci e Pds, iscrivendolo nel solco della tradizione comunista
e sottolineandone il valore per molti versi anticipatore di
tematiche oggi all'ordine del giorno. Pur riconoscendo l'impegno
di Berlinguer nella salvaguardia, Ginsborg ne contestualizza
l'azione nelle tumultuose trasformazioni degli anni Settanta
e Ottanta, con l'esplodere dei consumi individuali e la ricerca
di nuove forme di identità: e proprio in ciò
individua i limiti teorici della "austerità"
berlingueriana.