Intervista
15 febbraio 2026

Riforma pericolosa, la destra si traveste ma resta forcaiola

Intervista di Francesco Verderami - Corriere della Sera


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Sostiene Massimo D’Alema che la riforma
costituzionale sulla separazione delle carriere dei magistrati sia
«inutile, sbagliata e pericolosa». Perciò voterà no al referendum.
Ritiene che le personalità della sinistra decise a votare sì non siano
«compagni che sbagliano, ma compagni che hanno cambiato opinione». E
attacca «il travestimento garantista» della destra che «in realtà era e
resta forcaiola. Tranne poche eccezioni, come Marina Berlusconi». Più
volte l’ex presidente del Consiglio, parlando di oggi, fa riferimento a
ieri. Cioè alla stagione della Bicamerale di cui è stato presidente. Ed
esalta quel testo comparandolo all’attuale, «che invece altera gli
equilibri costituzionali» siccome «depotenzia e svilisce il Csm,
frantumandolo e affidandone la sua composizione alla casualità del
sorteggio».




Il sorteggio non spezza l’egemonia delle correnti?

«È falsa l’idea che così verrebbero eliminate le correnti: i magistrati,
sia pure estratti a sorte, potranno continuare a far parte di
associazioni note e persino di consorterie ignote. Solo che in questo
modo si trasferirebbe il potere dalle correnti democraticamente
legittimate col voto, a gruppi che vincono alla lotteria del sorteggio.
La democrazia è più trasparente».













Considera trasparente l’attuale gestione
del Csm, che assolve il 75% dei magistrati chiamati davanti alla
sezione disciplinare e promuove ogni anno il 99% delle toghe con una
logica correntizia spartitoria?


«Assolutamente no. Considero la cosa gravissima e penso che si dovrebbe
intervenire in senso garantista. Infatti ai tempi della Bicamerale
decidemmo di mantenere un solo Csm con due sezioni, perché l’unitarietà
delle carriere rende più difficile la chiusura corporativa e
auto-referenziale. Mentre per l’azione disciplinare proponevamo un’Alta
corte separata dal Csm. Il corpo separato dei pubblici ministeri non ha
nulla di garantista. Si deciderebbero la carriera da soli. Con il
sorteggio, certo. Ma se penso ad alcuni pm… Venissero estratti
bisognerebbe fuggire all’estero. Quindi tutto lascia immaginare che
questo disegno anticipi dell’altro».




Cioè la sottoposizione della magistratura al potere politico? Ma non è previsto dalla riforma.

«È così, ma in tutti i Paesi al mondo dove i pm sono separati dei
giudici essi normalmente dipendono dal governo. E questo ha una logica
perché almeno i governi debbono rispondere in Parlamento del loro
operato. Se noi diamo luogo ad un ordinamento che non appare sostenibile
è ragionevole sospettare che la riforma prepari il passo successivo».




Possibile che questo «sospetto» non sia
venuto alle personalità della sinistra decise a votare sì al referendum?
Augusto Barbera, Cesare Salvi e molti altri ancora sono quindi
«compagni che sbagliano»?


«Non sono compagni che sbagliano, sono compagni che hanno cambiato
opinione (sorride, ndr). Io ricordo che Salvi in Bicamerale votò contro
la separazione delle carriere. Ma gli voglio bene lo stesso. Più in
generale penso che noi dovremmo essere più disponibili a riforme
garantiste per rendere più equilibrato il rapporto tra difesa e accusa.
Noi… Chi guida oggi il centrosinistra. Io sono un pensionato».




Che mette in guardia per i rischi celati dietro la riforma.

«C’è la pretesa del centrodestra di cambiare la Costituzione avendo una concezione partigiana delle regole».




Il centrosinistra varò la riforma del Titolo V della Carta a maggioranza.

«Non siamo stati esenti da errori, ma stavolta siamo in presenza di un
disegno organico. Non c’è solo la giustizia: c’è il premierato, la legge
elettorale. E questo metodo unilaterale non va verso un allargamento
della democrazia».




Sta paventando un processo di fascistizzazione dell’Italia?

«Non arrivo a parlare di fascismo, però c’è un’impronta di decisionismo
autoritario inaccettabile. Eppoi, questo travestimento garantista della
destra… Si possono fare eccezioni. Marina Berlusconi, per esempio, è
garantista. E penso anche che la revisione di Carlo Nordio sia
autentica. Magari avrà riflettuto sulla sua esperienza da magistrato,
quando per otto anni indagò sul rapporto tra il Pci e le cooperative,
costruendo un monstrum per il quale fu condannato dopo una mia denuncia.
E ora che non può più dare cattivi esempi ritiene di dare buoni
consigli».




Quando si dice una buona parola…

«Credo alla buona fede del ministro della Giustizia. Ma la destra è
forcaiola. Basti pensare ai provvedimenti proposti contro i giovani che
manifestano nelle piazze».




Così fa sorgere il sospetto che il no al
referendum abbia al fondo una ragione politica: che la battaglia contro
la riforma sia la linea Maginot della sinistra per evitare che Giorgia
Meloni rivinca nel 2027 e il centrodestra conquisti il Quirinale.


«No. Io ho espresso critiche nel merito, sul testo della riforma. È
chiaro però che oltre al testo c’è il contesto. Per mille ragioni
auspico un’alternativa al governo di Giorgia Meloni. Ma questo è un voto
sul referendum. È nel 2027 che ci saranno le elezioni politiche. A meno
che non abbiano in mente qualche altra riforma…».


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