Intervista
11 marzo 2026

“Usa e Israele ci riportano alla barbarie. Tajani imbarazzante”

Intervista di Annalisa Cuzzocrea - la Repubblica


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“Vorrei dedicare questa nostra conversazione a un fatto
accaduto domenica notte di cui non ci sarà traccia su nessun giornale”. Massimo
D’Alema
mostra lo schermo del telefonino: ci sono una donna sorridente, il
velo islamico e coprirle i capelli, il cellulare in mano, le sopracciglia
disegnate con cura. È circondata da due bambini e una bambina che la
abbracciano felici. “E’ morta con uno di loro in un bombardamento israeliano
sul campo profughi di Nuseirat, a Gaza. Amal Hamad Shamali era una delle
ultime giornaliste palestinesi rimaste”. Seduto nello studio della fondazione
Italianieuropei, l’ex presidente del Consiglio ed ex ministro degli Esteri
avvisa subito: dei giornali occidentali, non si fida. Li accusa di autocensure
e doppi standard che non sono al centro di questa intervista. Ma che, per forza
di cose, la lambiscono. Apre un taccuino, come se dovesse essere lui a prendere
appunti. Strappa con cura una pagina. Dopo due ore, sarà stata trasformata in
due origami che D’Alema rigira tra le dita tutto il tempo, come per dare forma
ai pensieri.



Perché sostiene che nessuno ne scriverà? In molti abbiamo
raccontato come i giornalisti siano diventati un obiettivo della guerra a Gaza
e in Cisgiordania.



“Perché l’opinione pubblica è distratta dall’Iran. Gli
israeliani cercano di uccidere tutti i giornalisti, preferibilmente insieme
alle loro famiglie, a scopo terroristico. Per dire: qui non dovete venire,
altrimenti ammazziamo i vostri bambini. Questo è il messaggio. Questa è la
civiltà occidentale”.



Per quanto possibile, visto il divieto di entrare imposto
da Israele, la stampa internazionale ha coperto la guerra a Gaza e le
manifestazioni che – in Occidente - chiedevano la fine della carneficina. È
stata perfino accusata di essere troppo preoccupata della sorte di Gaza e
troppo poco del fatto che questa nuova ondata di violenza è cominciata col
massacro del 7 ottobre 2023 da parte dei terroristi di Hamas: l’eccidio di
almeno 1200 ebrei colpevoli solo di essere tali.



“Qui non si tratta di essere preoccupati, quanto di
riportare fatti significativi. Qualche giorno fa un soldato israeliano ha
raccontato che un ufficiale, mentre erano in pattuglia, ha visto un bambino
palestinese che giocava, si è fermato, è sceso, gli ha spezzato le braccia, le
gambe, lo ha finito a calci e lo ha lasciato agonizzante in mezzo alla strada”.



Si è parlato del quattordicenne ucciso in modo
altrettanto barbaro.



“A quel ragazzino hanno sparato al ventre e lo hanno
lasciato morire dissanguato impedendo i soccorsi. La notizia è uscita perché
l’ha riportata la Bbc. Sono centinaia di fatti che ci fanno capire cosa stia
succedendo dentro Israele, dove si è instaurato qualcosa di simile a un
totalitarismo razzista e suprematista in cui il disprezzo della vita degli
altri, l’assassinio sistematico delle famiglie, dei bambini, tutto questo non è
casuale, è un target della guerra di Netanyahu”.



In Iran una scuola piena di bambine è stata bombardata -
secondo più fonti - dagli Stati Uniti.



“Trump e Netanyahu rappresentano, senza nulla togliere alla
gravità delle dittature e dei regimi, un fenomeno di imbarbarimento del mondo
occidentale che non solo non riuscirà ad arginare il cambio di rapporti di
forza, ma rischia di far perdere anche quel primato morale, quella
legittimazione derivante dalla coerenza nella difesa dei diritti umani, che è
stata una delle ragioni per cui l’Occidente ha potuto garantire un certo ordine
al mondo”.



Anche in Iraq si violò il diritto internazionale, ma
Stati Uniti e Gran Bretagna ebbero l’accortezza di portare all’Onu prove false
sui presunti armamenti di Saddam Hussein.



“L’Iraq fu una violazione cui gran parte dell’Europa si
oppose facendo da contrappeso. E comunque, ricordo le conversazioni con
Condoleezza Rice: era davvero convinta che avrebbero esportato la democrazia e
che ci sarebbe stato uno spillover – un contagio positivo – in tutta la
Regione. Oggi invece si ha la sensazione di un bullismo senza contenuto,
puramente destabilizzatore. Non sappiamo neanche in che misura a muovere
l’amministrazione americana possano essere interessi personali o addirittura
ricatti”.



Legati alla vicenda
Epstein
?



“Esatto. Davanti a questo bisognerebbe ridare forza a una
prospettiva democratica dell’Occidente che oggi si vede umiliata da una destra
fanatica, razzista, guerrafondaia, che rappresenta una minaccia innanzitutto
per le nostre democrazie. Servirebbe un’Europa con la schiena dritta”.



Non c’è?



La
posizione della Spagna è forte e dignitosa.
Quella della Francia un po’ più
timida e debole. Si sono espressi con coraggio alcuni Paesi minori, il Belgio,
l’Olanda. Ma purtroppo abbiamo una grande debolezza della Germania e del Regno
Unito, dove i cittadini rimproverano al laburista Starmer di non riuscire a
prendere le distanze dalle politiche di Trump. Il problema è che l’ideologia di
questa guerra, razzista, suprematista, questo grumo nero dell’Occidente che
riemerge avrebbero bisogno di una reazione forte di tutte le forze democratiche
europee. L’Unione dovrebbe ritrovare la capacità di difendere i suoi interessi
opponendosi a quest’America, così facendo darebbe forza anche a quella parte
degli Stati Uniti che si oppone coraggiosamente alle politiche di Trump”.



E l’Italia? Giorgia Meloni ha detto: non condivido né
condanno l’attacco all’Iran.



“La posizione italiana è imbarazzata e furbesca. Di fronte
alla tragedia della guerra è moralmente inaccettabile”.



Ha detto lei stesso che la posizione del resto d’Europa
non è molto diversa, escluso Sanchez e qualche Paese minore.



“Francia e Regno Unito stanno premendo sugli americani per
tornare al negoziato e fermare la guerra”.



Noi non lo stiamo facendo?



D’Alema allarga le braccia. “Non diamo
quest’impressione. Non sono un frequentatore del web, ma il florilegio delle
sortite del nostro ministro degli Esteri è imbarazzante”.



Tajani l’ha accusata di aver condotto il Paese ad
attaccare il Kosovo insieme alla Nato senza passare dal Parlamento.



“Gli ha risposto bene Elio Vito, che allora era capogruppo
di Forza Italia, ricordandogli il ruolo di Silvio Berlusconi nell’appoggiare
quell’intervento e il regolare passaggio alle Camere. Parliamoci chiaro, il
problema è che noi siamo, con Orban, il governo più vicino a Trump e a
Netanyahu. Quando il cancelliere tedesco, che non mi pare un cuor di leone, ha
detto che la cultura MAGA non può essere quella dell’Europa, la nostra
presidente del Consiglio si è sentita in dovere di insorgere in difesa della cultura
MAGA. Io non sono un pacifista, ma la guerra deve avere un senso politico.
Questa, come ha detto Papa Leone, è illegale, immorale e pericolosa per
l’umanità”.



Da presidente del Consiglio, quanto le è pesato decidere
l’intervento italiano nella guerra dei Balcani?



“Moltissimo. E fu una scelta drammatica. Vede, io ho un
sistema nervoso abbastanza solido. Quando, nel 2000, vidi che le elezioni
Regionali stavano andando male andai a letto presto dicendo a mia moglie: vado
a dormire perché domani mi devo dimettere. Per il Kosovo no, non ho dormito. Ma
noi stavamo intervenendo per porre fine alla lunga e tragica guerra civile
balcanica che era costata già 300mila morti. Sentimmo il dovere di fare
qualcosa per fermarla. C’era un disegno politico preciso, quello che oggi non
c’è, ma anche una discussione durissima. A un certo punto, al vertice Nato a
Washington, Blair e Aznar volevano invadere la Serbia. Noi, la Francia, la
Germania, e infine anche Clinton dicemmo no. Non volevamo cambiare nessun
regime, ma imporre alle forze armate serbe, ai gruppi paramilitari serbi che
stavano massacrando la popolazione del Kosovo, di ritirarsi. Il giorno in cui
lo fecero, per noi la guerra era finita”.



Non si può dire che l’Iran non sia un pericolo per
Israele, una delle ragioni fondative del regime è la sua distruzione, o non
abbia foraggiato il terrorismo, come quello di Hamas. O ancora, che non abbia
massacrato il suo popolo, a partire dalle donne cui non garantisce libertà e
uguaglianza.



“La destra vuole distruggere l’Iran perché l’Iran contrasta
il disegno imperiale di Israele, non perché perseguita le donne. D’altro canto
in Venezuela Trump non ha portato la democrazia ma tutelato gli affari propri.
La repressione nei confronti delle ragazze e dei ragazzi iraniani è orribile,
ma l’Iran non costituiva una seria minaccia militare rispetto alla potenza
nucleare e tecnologica di Israele”.



Sta dicendo che l’Iran non costituiva una minaccia reale,
né per il nucleare né per il terrorismo?



“Non credo lo sia. Anche quando gli Stati Uniti intervennero
in Iraq, Israele aveva contribuito a fabbricare prove false. Dissero che una
volta eliminata quella minaccia, ci sarebbe stata la pace in Medio Oriente.
Avrebbero trionfato la democrazia e la libertà, e non era vero. Israele è una
tale potenza militare e tecnologica, oltre a essere diventata in modo
clandestino, illegale, una grande potenza nucleare…”.



Perché dice clandestino?



“Ha agito al di fuori di tutti i trattati internazionali.
Noi abbiamo fatto pressioni sull’Iran perché violava il Trattato di non
proliferazione. È evidente che abbiamo un doppio standard e che quindi non
siamo credibili”.



Se fosse davvero così, quale sarebbe il motivo? Il senso
di colpa dovuto a quel che l’Europa ha fatto subire al popolo ebraico con la
Shoah?



“Originariamente sì, anche se da un certo punto in poi è
diventato un interesse: l’arroganza dell’Occidente che pensa che le regole
debbano valere solo per gli altri, minando al cuore l’ordine liberale che
diciamo di voler difendere. L’ideologia MAGA che unisce in questo momento la
destra americana e Israele, in modo del tutto innaturale, ha cancellato la
prospettiva di uno stato palestinese e spinto verso uno scontro di civiltà, una
guerra di religione, una crociata nel nome della quale tutto è giustificato,
anche massacrare bambini. Non saprei come definirla se non come una regressione
barbarica dell’Occidente”.



Non è utopico pensare si potesse risolvere con la
diplomazia?



“Di certo non si risolve con una guerra che è frutto di una
sorta di revanscismo occidentale contro un mondo le cui tendenze economiche e
demografiche tendono a cambiare i rapporti di forza. Ovidio diceva: Et
propter vitam vivendi perdere causas
. Perdere le ragioni del vivere per il
timore di perdere la vita. È l’idea che per sopravvivere tu debba abbandonare i
tuoi valori ed è quello che stiamo facendo: rinnegando l’apertura, la
tolleranza, l’uguaglianza, la difesa dei diritti umani”.



Crede che Meloni potrà tenere a lungo la posizione
pilatesca che ha scelto?



“Sono furbizie ipocrite che nascono dal fatto che in nessun
modo può rompere col suo mondo. Il problema dell’Italia è che quella
maggioranza degli italiani che è contro la destra, e contro la guerra, non ha
saputo trovare nelle ultime elezioni un’espressione politica unitaria. Le
opposizioni hanno preso un milione e duecentomila voti in più, ma non sono
serviti”.



Pensa sia possibile correre uniti?



“Certo, direi che è persino facile, se si mette a farlo
qualcuno che lo sa fare”.



Le forze del centrosinistra sono separate dalla questione
ucraina. Con il Pd che esprime il sostegno dovuto e i 5 stelle e Avs che
vogliono negare le armi di difesa a Kiev. Come si fa a tenere insieme posizioni
così distanti?



“Putin è lo sponsor della destra, al suo congresso è andata
la Lega e non il PD. Detto questo, a sinistra è legittimo ritenere che sia
necessario trovare una soluzione con la Russia per uscire dal conflitto. Sono
d’accordo con quel che diceva papa Francesco: la guerra in Ucraina nasce da una
corresponsabilità. È vero che Putin è l’aggressore, ma è anche vero che la
politica occidentale nei confronti della Russia è stata sbagliata”.



Gli errori fatti dalla Nato giustificano l’invasione e i
massacri?



“Assolutamente no. E guardi che nemmeno la Cina l’ha mai
giustificata o appoggiata, anzi ha detto: bisogna trovare una soluzione. Quando
all’Onu si doveva votare la condanna dell’invasione, Cina, India, Brasile –
dopo un lungo travaglio – si sono astenuti perché passasse. Peccato che gli
Stati Uniti e la Corea del Nord votarono contro. Ma la notizia è stata
sostanzialmente censurata per servilismo e propensione alla menzogna”.



Neanche riprendere il dialogo con Putin senza che abbia
mai dato segno di volere la pace rischia di legittimare richieste che Kiev
ritiene irricevibili, vanificando l’eroica resistenza ucraina?



“Putin sta dialogando con Trump e gli Stati Uniti d’America.
Si incontrano in paesi arabi e discutono del futuro della sicurezza in Europa,
perché la nostra sicurezza dipende dal modo in cui si concluderà il conflitto
in Ucraina. Il fatto che gli europei non ci siano e non abbiano nessuna
iniziativa o idea politica su quale pace si possa ragionevolmente costruire con
la Russia è un segno di debolezza e di confusione. A meno che l’Ucraina non
pensi di poter vincere militarmente o se si vuole evitare un conflitto
nucleare. Se si vuole la pace, parlare con Putin è inevitabile. L’Europa deve
sostenere l’Ucraina e al contempo mettere sul tavolo un proprio dialogo con la
Russia dicendo: siamo pronti a fare una conferenza per la sicurezza in Europa,
mettendo in campo garanzie reciproche. Questo aiuterebbe a delineare una
prospettiva di pace. Altrimenti, quello che si può ottenere è al massimo un
armistizio”.



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