Intervista
18 febbraio 2006

Il Massimo della Roma

D’Alema a tutto campo.

Intervista di Valerio Piccioni - La Gazzetta dello Sport – SPORT WEEK


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Totti? ”Il capo è lui”
Capello? “Meglio di Zeman”
Doni e Curci? “Mi fanno venire i brividi”
Giallorosso da mezzo secolo, il presidente dei Ds commenta il momento magico della sua squadra. E ha una parola per tutti, compreso Cassano…


Capitano, leader, trascinatore. Francesco Totti colleziona sempre molti sostantivi quando viene citato. Ma per Massimo D’Alema, presidente dei Democratici di sinistra, tifoso della Roma “più o meno da cinquant’anni”, frequentatore assiduo dello stadio olimpico, Totti ora “è diventato un capo”. Capo è una parola tutt’altro che rara nel linguaggio quotidiano, però nel calcio non è che la si usi in abbondanza. Meglio farsela spiegare subito. Arrivato al punto, Massimo D’Alema smette di controllare con la coda dell’occhio il computer sempre acceso e piega lo sguardo, dalla tipica posizione all’insù, classica del suo abito televisivo-elettorale, a quella in cui ti punta più generosamente negli occhi. “Totti era ed è un grande talento, ma ora è cresciuto come personalità. Quando si mette a rincorrere l’avversdario a centrocampo, dà un segnale importante alla squadra”. A differenza di Cassano. D’Alema puntualizza che no, non ci crede a questa versione dei bravi ragazzi che, finalmente liberati dalla presenza del rompiscatole di turno, hanno preso a filare d’amore e d’accordo, prima a tavola con le ormai celebri cene, poi in campo. “In realtà a me dispiace che la Roma non sia riuscita ad addomesticare Cassano”.

Capello c’era quasi riuscito.
Sono stato testimone di un allenamento in cui Capello e Cassano sfioratono quasi lo scontro fisico.

Quindi Capello ha avuto la meglio.
Capello la grinta ce l’ha. Da tifoso posso essere arrabbiato con lui per come ha lasciato la Roma, ma se Totti è quello che è, lo deve anche a Capello.

Più a Capello che a Zeman?
Zeman è una persona introversa: un grande talento, ma più complesso, più difficile da capire. Però la grinta che ha oggi Totti gliel’ha data Capello. Cassano cerca sempre la giocata straordinaria e molto spesso la trova, però se non ce la fa, quasi reagisce con aria offesa. Totti no, oggi se a Totti non riesce la giocata, lui insegue l’avversario. E questo ne fa la spina dorsale della Roma.

Ora c’è Spalletti.
Sono un suo grande ammiratore. È una persona seria, ha una sua idea di gioco. Ci voleva solo tempo. come con l’Udinese, che l’altr’anno è finita in Champions ma all’inizio soffriva. E poi il bello della Roma è che la squadra è sempre quella. Non come l’Inter, che è una collezione, una selezione del resto del mondo.

Non manca niente?
Adesso servirebbero dei ricambi. Chissà se la Roma avesse avuto una punta alla Toni, ma anche alla Iaquinta, cioè uno funzionale al gioco di Spalletti, uno che ti fa salire la squadra… e poi c’è il discorso del portiere.

Ma se ne avete due!
Io parlo da tifoso. E sono pure un tifoso disciplinato, uno di quelli che pensano che hanno sempre ragione la società e l’allenatore. Ma da tifoso ogni volta che arriva un pallone dalle parti di Doni mi chiedo: cos’accadrà?

Meglio Curci?
Doni e Curci sono un po’ genio e sregolatezza, magari ti parano l’imparabile, poi sull’intervento meno difficile incontrano problemi.

Abbiamo capito chi è il suo romanista preferito. E il secondo?
Sono diviso. Da tifoso mi piacciono i piedi buoni, mi verrebbe da dire: Mancini. Però ammiro Tommasi, il suo riscattare l’immagine del giocatore capriccioso con le sue mille iniziative. Ci vorrebbero più Tommasi nel calcio: gliel’ho detto anche in un biglietto privato che gli inviai dopo l’infortunio.

E da tifoso “disciplinato” pure lei è frustrato per questa Roma amica dei poteri forti del calcio dopo anni di battaglie?
Ho una grande ammirazione per Sensi. È una persona degna e per la Roma ha tirato fuori tanti soldi. Ha fatto molte battaglie, una volta gli consigliai pure di essere più prudente. Alla fine, la Roma ha preso atto e ha scelto una posizione più realistica. Il che non vuol dire che il calcio vada bene così.

La prima cosa che non va?
C’è come minimo una sorta di abuso di posizione dominante. E poi un’anomalia mostruosa. Se si pensa che il Milan di Berlusconi vende a Mediaset i diritti televisivi sulle immagini del calcio, che i singoli utenti acquistano e poi ricevono con i decoder dell’azienda dal fratello di Berlusconi grazie a incentivi finanziati dal governo Berlusconi: tutto ciò è pazzesco. E, sovrapponendosi a quello che accade nel calcio italiano, produce un sistema di potere in cui non esiste una vera concorrenza. Così la gente guarda la partita e la prima domanda che si fa è: “ma cosa c’è dietro?”.

Il sindaco di Roma Walter Veltroni, suo collega di partito, ha risolto a modo suo: niente Olimpico, viva il basket.
Io invidio certe regole del basket Nba come il tetto salariale. Ma lo spettacolo calcistico quanto a emozioni non ha eguali.

Prima cosa da fare per guarire il calcio italiano: la vendita collettiva dei diritti tv?
È un punto cruciale.

E gli arbitri?
Moviola in campo, sono biscardiano.

A proposito di arbitri e di contestazioni, è vero che la tribuna d’onore dell’Olimpico è davvero un postaccio?
Se le dico di sì, come faccio a tornarci… Scherzi a parte, ci sono delle tensioni quando gioca la Juve. E poi qualcuno se la prende con Galliani. Ma niente di più. Certo non siamo a Madrid.

Perché, a Madrid cosa succede?
Un giorno mi trovo a Madrid e devo prendere un aereo per Buenos Aires che parte a mezzanotte. Mi faccio i conti, finita Real Madrid-Roma, o anche prima, devo scappar via per non perdere l’aereo. Mi accomodo in tribuna: poltrone comodissime, un monitor per ogni ospite, la cena. La Roma vince 1-0, gol di Totti: roba da perderlo quell’aereo. Sono seduto vicino a Sensi, ci teniamo quasi per mano visto il risultato. Intanto il presidente del Real Madrid viene a sapere del mio problema, chiama la polizia e mi mette a disposizione una scorta per raggiungere l’aeroporto! Ecco, certo la tribuna d’onore del Real Madrid non è quella dell’Olimpico.

Olimpico che ha fatto notizia però anche per quegli allucinanti striscioni di Roma-Livorno. Lei ha firmato il famoso appello della rivolta dei “tifosi normali”.
La cosa brutta è che tutto questo allontana la gente dagli stadi ancora di più.

L’Italia può vincere il Mondiale?
Potenzialmente è una grande squadra. Però non vedo ancora il gruppo. E neanche il blocco giusto. Un esempio? Togliete dal centrocampo della Juve gli stranieri, a cominciare da Emerson, e non mi sembra che resti eccezionale.

Sbagliamo o per Emerson stravede?
Come uomo non lo giudico. Come giocatore è grandissimo, ha una personalità straordinaria e ha il pallone incollato fra i piedi, non glielo togli neanche con i mezzi blindati.

De Rossi e Perrotta là in mezzo al terreno di gioco se la stanno cavando.
In questi due mesi di Roma sono cresciuti in modo incredibile. Totti era già Totti, di Mancini si conosce il talento, loro hanno accelerato. Poi Mexes, la sa l’ultima su Mexes?

La dica.
Soltanto dopo che la Roma ha cominciato a pagarlo, ci hanno mandato quello vero. Prima era una copia.

E lei al Mondiale di Germania ci andrà o a giugno, visto che ci saranno già state le elezioni politiche, pensa di avere altri impegni?
Sinceramente non penso a quello che succederà dal 10 aprile in poi. In ogni caso, la passione per il calcio resterà.

Le sue passioni sportive: Selmosson, Charly Gaul e la vela.
“Prima che per una squadra, ho tifato per un giocatore: Arne Selmosson”. Lo svedese giocava allora nella Lazio, dopo aver cominciato in Italia con l’Udinese: era la fine degli anni ’50. “Ma poi fu ceduto alla Roma nel ’58 e la mia famiglia è per metà romana, io sono nato a Roma, i miei cugini erano tutti romanisti”.
Il D’Alema sportivo comunque non è solo calcistico. “Avevo un mito ciclistico: Charly Gaul, uno scalatore fantastico.
Poi a 13-14 anni ho scoperto la grande passione per la vela: Genova, la Lega Navale, Capio, il grande, grandissimo Straulino”. Il presidente dei Ds, “skipper iscritto alla Federvela”, nel 2003 con un paio di amici ha comprato una barca a vela, Ikarus, un 60 piedi (circa 18 metri). Nello scorso giugno poi è stato invitato dalla tv La7 a Valencia per commentare le regate di Coppa America e ha preso parte anche a una Barcolana a Trieste. E il calciatore D’Alema, invece? “Niente di che. Ora ho quasi smesso.” In che ruolo giocava? “Mediano. Incontrista” Un po’ alla De Rossi? “Un De Rossi che aspirava a diventare Emerson”.

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