Presidente D’Alema, se l’aspettava questa deriva cupa e preoccupante, i negatori della Shoah in Parlamento, le liste e i candidati fascisti a braccetto con la Casa delle Libertà, le campagne xenofobe, il rifiuto del diverso?«Sì, me l’aspettavo. Perché Berlusconi ha lavorato da tempo a quest’operazione, scavalcando Fini, che secondo me è la prima vittima, perché a dieci anni da Fiuggi si trova accanto tutto il neofascismo da cui aveva cercato di liberarsi, e invece separato da quella parte che, a cominciare da Fisichella, l’aveva accreditato come una destra democratica. Una manovra condotta in modo scientifico e assolutamente spregiudicato. L’accordo è con Rauti, con Romagnoli, con la Mussolini, con Tilgher, con Fiore, insomma con tutto l’arcipelago fascista. Ma voglio dire anche un’altra cosa di cui non si parla…».
… e che riguarda chi in particolare?«Dico che è vergognoso il modo in cui una parte della grande stampa ha coperto Berlusconi, presentando tutto ciò sotto la rubrica dei “candidati scomodi o indecenti”: siano candidati o meno il problema è che sia stato stipulato un inqualificabile patto politico programmatico. Sottoscriveranno il programma del centrodestra con tutti i capi del neofascismo in Italia.».
«È un evento che suscita grande impressione in Europa. Mentre c'è un pezzo della borghesia italiana che appare del tutto indifferente, e così una parte dei commentatori cosiddetti democratici, cosiddetti liberali, sì, manifestano distacco e neutralità rispetto a un'operazione che in nessun Paese democratico verrebbe considerata accettabile».
Lo spot sui candidati "impresentabili" mette pure sullo stesso piano i leader fascisti con personaggi assolutamente diversi della sinistra radicale, con l'alleanza con la sinistra estrema…«La verità è che noi abbiamo fatto un accordo con Rifondazione, che è un partito. E i comunisti, o i neocomunisti, possono piacere o non piacere, ma sono parte della democrazia italiana. I fascisti, invece, sono fuori legge in questo paese, e chi non ha capito questa differenza non ha capito niente della storia d'Italia. Non esiste un possibile parallelismo: noi abbiamo i fascisti, però voi avete i comunisti. Chi dice questo è fuori dalla Costituzione. Dallo spirito e dalla lettera del patto costituzionale che ha il suo fondamento nella Resistenza, come ha ricordato il presidente Ciampi. A sinistra discuto di scelte politiche, di problemi ben diversi: e auspico che Rifondazione non metta il lista estremisti o persone che esprimano posizioni intollerabili sui militari italiani,e apprezzo che Rifondazione abbia preso una posizione coraggiosa e difficile nei confronti di un candidato che aveva espresso quelle posizioni, ritenendole incompatibili con gli orientamenti del partito, e ciò dimostra per l'appunto che Rifondazione è un partito, non un gruppetto della sinistra radicale, un partito che amministra città, regioni… Ben altra cosa è Fiore che organizza l'esposizione degli striscioni naziskin allo stadio. No, non è la stessa cosa».
Resta il fatto che queste operazioni hanno come sfondo una deriva sub-culturale che trae alimento dal pericolo dell'assalto dell'integralismo islamico. Il manifesto di Marcello Pera, che è pur sempre la seconda carica dello Stato, seppur uscente, inquieta o no?, chiedo, anche se la domanda può apparire retorica. «Questo spirito di crociata nel nome del quale si finisce per avallare e giustificare un ritorno di posizioni etnocentriche, razziste, o forme di nazionalismo è estremamente pericoloso, regressivo dal punto di vista culturale. Lo scontro di civiltà è il più favorevole terreno per l'espansione dell'islamismo estremista e al radicamento del fondamentalismo mussulmano, con rischi seri per la pace, per la convivenza, per la sicurezza nei prossimi anni. In verità stiamo assistendo a un disastroso fallimento del modo in cui la destra internazionale, a cominciare dall'amministrazione americana, ha affrontato la sfida al terrorismo. Un Iraq nel caos e sull'orlo della guerra civile, l'avanzata del fondamentalismo islamico in tutto il mondo arabo, tra i palestinesi, in Egitto, in Libia: è il risultato di una politica completamente sbagliata. E purtroppo noi l'avevamo detto. Era prevedibile tutto questo: che l'idea di affrontare il terrorismo con la guerra preventiva, con l'occupazione militare, avrebbe prodotto questi effetti laceranti».
Ma la sinistra - è questo il senso della campagna che si sta conducendo contro l'Unione - viene raffigurata come imbelle di fronte alla minaccia del terrorismo. Fino a che punto la sinistra è attrezzata per rispondere? «E invece sta proprio qui la differenza tra la sinistra e la destra: la sinistra non è a capo chino di fronte agli attacchi alla democrazia. E' il contrario, noi vogliamo reagire affermando i valori che appartengono al nostro mondo, io mi domando se l'uccisione dei civili, l'uso di armi vietate dalle convenzioni internazionali, la tortura siano i nostri valori. Oppure se ricorrendo a questi mezzi una parte dell'occidente non abbia finito per dare forza all'estremismo islamico negando proprio i valori nel nome dei quali combatti il terrorismo: noi combattiamo il terrorismo perché è violenza, perché significa l'uccisione di civili inermi, perché siamo per il rispetto dei diritti umani. Questo è un punto cruciale: la democrazia non deve essere disarmata, deve avere la forza di reagire, ma nel rispetto della legalità internazionale e nel rispetto dei principi e dei valori nel nome dei quali conduciamo questa lotta. Oggi siamo di fronte a un disastro che non è stato causato dalla remissività ma al contrario dall'uso indiscriminato della forza militare, senza che vi fosse un'adeguata azione politica e culturale. Bisognerebbe spiegare a Pera che l'Occidente che difendiamo è quello della tolleranza, dei diritti umani, della legalità. Non quello delle crociate».
Ciampi ha detto cose simili visitando la sinagoga romana. Ma la sinistra non ha colpe da rimproverarsi? «Sono rimasto colpito dall'intervista del portavoce della comunità ebraica di Milano che ha messo sullo stesso piano le dichiarazioni di Romagnoli sulla Shoah con le critiche di Diliberto alla politica dello stato d'Israele. Trovo sconcertante questa impostazione, perché non è affatto vero che criticare la politica d'Israele sia necessariamente un segno di antisemitismo. Le critiche che in Italia vengono rivolte alla politica del governo israeliano sono di una intensità che è pari alla metà di quelle che vengono da personalità israeliane come Yossi Beilin, come l'ex presidente della Knesset, Abraham Burg. Perché Israele è un paese democratico dove c'è una componente pacifista che è molto più severa di alcuni di noi. Non confondiamo realtà così diverse: la Shoah è qualcosa di così sconvolgente e orribile che non può essere paragonata ad altro. In ogni caso, non c'è nessuno a sinistra che mette in discussione il diritto di Israele a esistere e la necessità che la comunità internazionale tuteli questo diritto. Il problema è di garantire anche i diritti dei palestinesi».
Rimane il punto: se continua questa campagna aberrante come andrà a finire? Non le chiedo un pronostico, ma un ragionamento.«Questa ondata di xenofobia può anche fare presa ed eccitare gli animi, eccitare un sostrato di nazionalismo, di paura degli altri, ma la maggioranza dell'opinione pubblica ha capito che questa politica non crea sicurezza , ma genera insicurezza. Abbiamo misurato il fallimento di una politica dell'immigrazione che, chiudendo le porte all'immigrazione legale, ha prodotto un aumento dell'immigrazione clandestina. In realtà in questi anni la destra che 5 anni fa aveva detto: fermeremo gli immigrati, non ha fermato un ben nulla, il paese vive il dramma dell'immigrazione clandestina più di prima. E l'opinione pubblica ha potuto constatare che il razzismo volgare e goliardico di Calderoli ha accresciuto i rischi per il nostro Paese. Che vive una condizione di maggiore rischio a causa di una classe dirigente non all'altezza. Una parte grande dell'opinione pubblica ha capito che questi atteggiamenti di intolleranza e razzismo accrescono l'insicurezza, e siccome quel che i cittadini vogliono è maggiore sicurezza, e invece i pericoli aumentano, è questo il punto su cui la destra rischia di perdere la sua battaglia».
Qualcosa di vero c'è nella critica all'Unione sull'avere subito piuttosto passivamente l'”agenda” dettata da Berlusconi? «Sì, in una certa misura questo è vero. Quando diciamo che Berlusconi ha un'influenza del tutto anomala sul sistema dell'informazione, è una verità di cui non ci dobbiamo dimenticare. Direi persino che attraverso il controllo della televisione e dei principali telegiornali che danno il tono all'informazione, loro esercitano una notevole influenza sulla carta stampata».
Un influenza "indotta" anche sui giornali? «… In qualche caso l'influenza viene subita in modo consapevole anche da parte di qualche grande quotidiano che gioca una sua partita cerchiobottista. Ma quest'influenza non si rileva tanto sugli editoriali, ma sulla gerarchia delle notizie, che è la cosa più importante. In realtà la potenza di fuoco di Berlusconi determina l'agenda. Quando i grandi tg "aprono" in un certo modo le loro edizioni, ciò finisce per condizionare l'intero sistema dell'informazione. Prendiamo il finto scandalo Unipol, l'"affaire" che doveva essere l'epicentro della nuova questione morale…».
Finto scandalo, lo definisce? «Finto scandalo, sì. C'erano quegli errori che ci hanno spinto all'autocritica, ma lo scandalo dov'è? E dov'è andato a finire l'epicentro della questione morale? C'è un'indagine su due manager che si sono prontamente dimessi, i giudici accerteranno le eventuali responsabilità. Ma dov'è finita la Tangentopoli rossa? Dov'è? Al punto che Berlusconi stesso dopo aver cavalcato il giustizialismo contro la sinistra e aver messo proprio lui incoscientemente al centro della campagna elettorale le Procure della Repubblica, recandosi alla Procura di Roma per aprire la sua campagna elettorale, ora è sceso da cavallo e ha ripreso i temi per lui più tradizionali come l'attacco ai magistrati. Naturalmente cresce il ridicolo della sua posizione. Uno che pensa che esiste un “complotto dei giudici” non va in Procura a denunciare i suoi avversari politici. Questa bagarre si è rivelata un boomerang, forse avrà avuto un certo effetto nell'eccitare l'animo dell'elettorato di destra più disamorato, però ha accresciuto il senso dell'inaffidabilità di Berlusconi: il dato di fondo è che la maggioranza degli italiani non ha fiducia in lui. Io penso che il centrosinistra sia nelle condizioni di riprendere in mano la campagna elettorale e di tornare a mettere al centro del confronto i problemi del Paese. La mia sensazione è che sia altamente positivo che nel momento di massima confusione Prodi abbia lanciato alcuni messaggi concreti come il tema del cuneo fiscale e quello di una politica per la famiglia e la natalità. Prodi è l'uomo che disse: entreremo nell'euro, e lo fece. Berlusconi è l'uomo che disse: abbasseremo le pensioni, ridurrò le tasse, e non l'ha fatto. Sono temi concreti che sono arrivati in profondità e hanno cominciato a cambiare l'approccio dei cittadini che si aspettano messaggi concreti in grado di restituire fiducia nell'avvenire in un Paese che è in una situazione di sofferenza, di difficoltà, di perdita di fiducia nell'avvenire. L'offensiva di Berlusconi è finita, e sono finiti anche i suoi effetti…».
Avete sondaggi più recenti? «Si ha la netta percezione, anche in base ai rilevamenti più freschi e aggiornati, che la “forbice” ha ripreso ad allargarsi. Del resto, il nostro è un paese dove gli spostamenti elettorali non sono precipitosi e repentini. C'è un vantaggio strutturale del centrosinistra che si è consolidato negli ultimi anni, abbiamo vinto tutte le elezioni: non è un fatto di sondaggi, il nostro vantaggio s'è sedimentato nel Paese: se nel 75 per cento dei comuni italiani c'è un sindaco di centrosinistra non è un sondaggio, quello è il dato effettivo. E la realtà di questi giorni ci dice che a mano a mano che la campagna elettorale si muove verso i problemi del Paese, si sposta verso il territorio, il punto di svolta è qui, con l'approvazione del programma la presentazione dell'accordo politico, e dei candidati. Il nostro è stato un lavoro sofferto, i nostri sono partiti democratici e se i gruppi dirigenti sono impegnati nell'elaborazione delle liste non hanno il tempo per andare in giro a fare assemblee. A mano a mano che usciamo da questa fase siamo nelle condizioni di mettere in campo una marcata superiorità. In termini di proposta, di concretezza, di attenzione ai problemi degli Italiani, in termini di personale politico, e di radicamento nel Paese. La nostra superiorità si misura su questi punti. Per quante acrobazie permangano rimane il fatto che fini e casini sottoscrivano un accordo in cui è scritto che il capo è Berlusconi, e contemporaneamente candidano se stessi in modo velleitario a guidare il governo. Questo è palesemente un imbroglio, una furbizia che a mano a mano perderà via via capacità di catturare consensi. Più ci si avvicina al 9 aprile più risulta evidente che la vera scelta è tra confermare Berlusconi o imporre una vera svolta votando per Prodi. A noi tocca invece di far venire sulla scena la vera novità politica della campagna elettorale. Sinora c'è stata molto poco. La novità è l'Ulivo. La novità è che noi lavoriamo a una nuova casa dei riformisti, e apriremo un “cantiere” subito dopo il voto. Una novità forte di fronte alla frammentazione del sistema politico. Una novità che oggi presentiamo a Roma insieme a tante donne e uomini e che ha bisogno dell'impegno di tutti. Con L'Ulivo riusciremo a ridare una speranza a questo paese».