Intervista
5 aprile 2006

D'Alema: le tasse le hanno aumentate

“Puglia decisiva per il voto”

“La tassazione complessiva è salita. Gli investimenti nel Sud calati”

Intervista di Giuseppe de Tomaso - LA GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO


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Per il Presidente dei Ds la partita decisiva si gioca in Puglia: l’Unione deve vincere anche al Senato

“Il teleduello non ha cambiato nulla. Non c’è incertezza. La gente è orientata, lo dimostrano gli ascolti”

“Assurda la proposta di abolire l’Ici: così si chiudono i Comuni. No al rialzo delle tasse su Bot e Cct”

Presidente D’Alema, l’on. Berlusconi dice di aver battuto Prodi 6-0, 6-0 nel duello televisivo. Qual è la sua impressione e cosa pensa del colpo finale: la proposta di abolire l’Ici sulla prima casa?

È difficile dire chi ha vinto e chi ha perso. Si sono confrontati due “giocatori” diversi, che non si muovono sullo stesso terreno. Prodi è un uomo di Stato: ha proposto di abbattere il costo del lavoro e di ridurre la pressione fiscale sul lavoro. Lo ha fatto con serietà, spiegando come si possono trovare i 10 miliardi di euro necessari. Berlusconi, invece, ha fatto promesse per 56 miliardi di euro, tra quelle del suo programma iniziale e le ultime. Lui aggiunge sempre qualcosa, come se le elezioni fossero un’asta. Ecco perché è difficile stabilire chi ha vinto nel dibattito. Era, è, un confronto tra un populista boliviano degli anni Settanta e un uomo di Stato europeo.

Sposterà voti il teleduello di lunedì?

Il teleduello è stato visto da 5 milioni di persone in meno rispetto al precedente confronto. Il che significa che la gente è orientata. Se ci fosse stata un’effettiva incertezza del voto, l’audience sarebbe aumentata. E poi, il Cavaliere ha giocato male: sembrava Vanna Marchi. La verità è che il Cavaliere non è più credibile. C’è poi una spia che tradisce la sua percezione di sconfitta.

Quale?

Ha detto in tv: votate Forza Italia. Un leader che vuole vincere dice “votate per la mia coalizione”, non “votate il mio partito”. Ha dato la sensazione di un leader che vuole tutelare se stesso, anche dall’opposizione.

Temete l’effetto Ici nelle urne, dopo la proposta di eliminare la tassa comunale sulla casa?

Ma no. La credibilità del premier si è sgonfiata. L’altra sera, Berlusconi, con un atto di assoluta irresponsabilità, ha dichiarato chiusi tutti i Comuni italiani. Nella sua frenesia di rincorsa elettoralistica, ha venduto la “Fontana di Trevi”.

Berlusconi obietta che si può eliminare l’Ici recuperando i soldi dallo Stato e dalla lotta dei Comuni all’evasione fiscale.

Ma l’Ici non è mica sua. L’Ici è il principale sostegno della finanza dei Comuni italiani. Un uomo di governo, con un minimo di responsabilità, avrebbe dovuto immediatamente spiegare come colmare il buco degli enti locali. Altrimenti ciò significa chiudere asili nido, uffici comunali… Berlusconi non ha neppure informato i suoi alleati, come ha confermato il ministro Alemanno.

Il Sole 24 Ore lamenta che nessuno dei due, Berlusconi e Prodi, ha spiegato con quali interventi intende fermare la spesa pubblica, che è sempre cresciuta.

I dati dimostrano che tra il 1996 e il 2001 noi abbiamo diminuito, in modo ferreo e costante, la spesa corrente e la spesa per il personale della pubblica amministrazione. Il che è una prova assai più significativa e convincente di quella di dover indicare gli atti particolari. Anche perché questi risultati si ottengono attraverso il governo della spesa. Non si devono moltiplicare, come hanno fatto loro, la Cdl, le figure dirigenti secondo logiche clientelari. Hanno creato centinaia di dirigenti generali per chiamata diretta, senza concorso, in un clima di illegalità e di corruzione, che non ha precedenti nella storia del Paese. Si devono, invece, fissare tetti alla spesa, creare strumenti di controllo efficaci.

È d’accordo sull’aumento della tassazione delle rendite finanziarie, dei Bot e Cct?

Sì, salvo per i Bot e Cct, perché sarebbe una partita di giro, quindi non conveniente. In Germania le rendite finanziarie sono tassate al 25%. Noi proponiamo il 20%. Il che significa ridurre la tassazione sui depositi bancari e aumentare leggermente quella sui capital gain.

C’è chi dice: Berlusconi non diminuirà le tasse, ma neppure le aumenterà. Prodi assicura che le aumenterà solo per i super-ricchi, ma c’è chi ha paura lo stesso.

Ma Berlusconi ci porterà alla bancarotta. La verità è che, sotto Berlusconi, gli oneri per le famiglie sono enormemente cresciuti. Lui fa finta di ridurre le tasse, ma ha aumentato la tassazione indiretta, che è più cinica. Molta gente pensa, infatti, che tassa significa Irpef. Ma la principale tassa si paga col pieno di benzina, e nessuno forse se ne accorge. Con la lievitazione del costo del petrolio, lasciato crescere senza procedere alla sterilizzazione dell’accisa, come pure avevano assicurato e come invece avevamo fatto noi, sono aumentate a dismisura le entrate dello Stato. La pressione fiscale, in questi anni, non solo è salita, ma è stata ripartita a danno del ceto medio basso. Anche a voler prendere per buoni i loro dati, la pressione fiscale sarebbe scesa dal 41,2% del 2001 al 40,9% di adesso. Fummo noi a ridurre più massicciamente il peso tributario che aveva superato il 43%.

Però il centrosinistra, in questi giorni, ha fatto qualche pasticcio si Ici e tasse di successione. Chi diceva una cosa e chi un’altra.

Sì ma, al di là dei pasticci comunicativi, bisogna andare alla sostanza del problema. Non è vero che hanno ridotto le tasse. È vero, invece, che avendo ridotto i fondi ai Comuni, hanno provocato o un aumento della tassazione locale o un taglio dei servizi.

Tassa di successione sull’eredità: a chi la applicherà il centrosinistra?

Voglio ricordare che la tassa di successione l’ho tolta io. Fummo noi a ridurre l’aliquota al 4%. La lasciammo per i grandi patrimoni, era un’aliquota quasi simbolica. Ma la franchigia di 500 milioni di vecchie lire per ogni erede e l’eliminazione del computo dell’avviamento nel passaggio di generazione di piccole aziende e botteghe, l’abbiamo varata noi. L’unica riforma fatta da Berlusconi è di aver esteso questi benefici anche a se stesso e ai super-ricchi.

Riproporreste la tassazione già varata dal suo governo?

Abbiamo detto che intendiamo reintrodurre una tassazione assai bassa, simbolica, un’aliquota del 4% per i patrimoni a partire da molti milioni di euro. Sarebbe una cassa di solidarietà. Negli Usa, un gruppo di magnati, da Bill Gates a Rockfeller, ha fatto un appello contro l’eliminazione della tassa di successione, sostenendo che non è giusto che i loro figli abbiano questo privilegio: hanno scritto che sarebbe come mandare alle Olimpiadi i figli di quelli che le hanno vinte negli anni Sessanta, e non invece quelli che sanno correre oggi. Lo spirito del capitalismo è contrario alla logica del privilegio, medievale e feudale. Ecco, Berlusconi è l’espressione del privilegio. L’altra sera egli ha gettato la maschera di un classismo, mai conosciuto nel nostro Paese, accusando la sinistra di volere che il figlio dell’operaio abbia le stesse opportunità del figlio del professionista: noi vogliamo proprio questo, che il figlio dell’operaio abbia le stesse chances del figlio del professionista. Poi vinca il migliore.

Prodi ha detto che il governo non ha fatto nulla per il Sud. Berlusconi ha replicato citando cifre e miliardi di euro inviati al Sud e sottolineando che nessuno ha mai fatto tanto.

È una questione morale: tutte le cifre di Berlusconi sul Sud sono false.

Quali?

Gli investimenti della pubblica amministrazione hanno toccato nel 2000 il 42% della spesa pubblica globale, la punta massima degli ultimi 30 anni. Oggi sono scesi al 37%. Negli ultimi anni gli investimenti della pubblica amministrazione sono calati, questa è la verità. Lo confermano i dati dell’Istat, delle Regioni. In secondo luogo, gli investimenti per i lavori pubblici sono passati dai 56 miliardi di euro del 2001 ai 36 miliardi di euro di quest’anno, come denuncia l’associazione dei costruttori, l’Ance. Macchè 140mila miliardi di vecchie lire di cantieri aperti: non esistono. Non è degno moralmente che il capo del governo dica cose palesemente false. Alla Gazzetta, Berlusconi ha dato risposte inaudite. Ha detto di aver stanziato i fondi per l’aerostazione di Bari, per l’aeroporto e il porto di Brindisi. Invece, li ho stanziati io. Lui evidentemente è come il pavone che si adorna di penne non sue. È così vero quello che dico, che la Puglia ha conosciuto negli anni dei Berlusconi il periodo di maggiore difficoltà economica. Il Pil regionale nel 2003 è calato dello 0,8%. Il 2005 si è chiuso con una crescita dello 0,1%. Nella nostra regione è cresciuto di più il ricorso alla Cassa Integrazione mentre l’occupazione globale è calata. Se fosse vero che in Puglia si sono attivati investimenti pubblici di quelle proporzioni, il Pil sarebbe salito dell’1%, 1,5% ogni anno. Non si può mentire così, attribuendosi le realizzazioni di altri, compresa la riforma della leva, che ho fatto io. Di questo passo sarò costretto ad avviare un’azione civile, di risarcimento, per danni alla persona.

Lei ha detto che importanti imprenditori cinesi sono disposti ad investire nel Mezzogiorno. Tremonti obietta che così facendo favorite l’ingresso del cavallo di Troia cinese in Italia.

Tremonti ciancia di dazi, da tempo. Qualche giorno fa, l’Europa ha deciso misure di protezione dei nostri mercati contro l’invasione delle calzature cinesi. Ma queste misure sono fortemente protettive per gli altri Paesi europei e largamente inefficaci per le calzature meridionali: escludono dal contingentamento delle importazioni tutte le scarpe con la suola di gomma, anziché quelle gamme di produzione più presenti nel settore calzaturiero del Sud. Invece di perdersi in tante chiacchiere, Tremonti avrebbe fatto meglio a farsi valere in Europa nel momento in cui si sono prese queste decisioni. Forse si sarebbe tutelato meglio l’interesse nazionale e meridionale. Potrei aggiungere, anche, l’esempio dell’accordo bieticolo-saccarifero, che costerà alla Puglia migliaia di posti di lavoro.

Ma lei condivide la politica protezionistica anti-cinese?

Misure protettive hanno valore congiunturale, possono aiutare a superare una fase, ma non sono la soluzione del problema. Che è quella di guardare alla Cina come ad una grande opportunità. Siccome il flusso delle merci cinesi verso l’Europa è destinato a crescere in modo impetuoso, dobbiamo valutare se ciò può rivelarsi un’opportunità: io penso di sì. Il Sud può essere una piattaforma logistica di grande interesse. Insisto. La Cina è una grande occasione per il Sud. Primo, per esportare i nostri prodotti di qualità, ad esempio agroalimentari, appetibili per un segmento di mercato ormai medio-alto. Se i cinesi comprano le Ferrari, possono comprare olio e frutta di qualità. Secondo, la Cina sta investendo parecchio all’estero, già 1,5 miliardi di euro in Ungheria.. il Sud è il luogo ideale per investire non solo nell’attività logistica, ma anche nel manifatturiero. Nel porto di Taranto fu realizzato un grande investimento, quando governava il centrosinistra.

Berlusconi la cita sempre, sembra quasi ossessionato da lei. Dice che è D’Alema il vero capo dell’Unione. Da cosa nascono questi continui riferimenti a lei?

Non lo so. Vuole forse lasciare intendere che i “comunisti”, nell’ombra, tirano le fila del centrosinistra. È un uomo carico di rancore. Ha perso quella “levitas” che pure dimostrava in passato, quando si presentava da seduttore. Cerca di colpire i suoi avversari più pericolosi. Parliamoci chiaro: io lo “cacciai” dal governo e diedi una mano decisiva per sconfiggerlo nel 1996. lui si ricorda che, quando ha perso, c’era di mezzo D’Alema. Sono ricordi che restano.

Confalonieri non crede a chi scommette su ritorsioni da parte vostra nei confronti di Mediaset, qualora il centrosinistra dovesse vincere. Quale sarà il vostro atteggiamento su Mediaset?

Non vogliamo colpire le imprese. Siamo amici delle imprese. Non facciamo come Berlusconi che ha avviato una campagna contro le cooperative, che costituiscono il 7% dell’economia italiana. Il problema è introdurre una legislazione moderna, all’altezza dei grandi Paesi democratici di cultura liberale. È necessaria una seria normativa sul conflitto di interessi e di una seria normativa antitrust. Sono poi convinto che una grande azienda come Mediaset sia in grado di competere anche in mercato aperto, e non protetto come è stato finora.

A sinistra si discute sull’ineleggibilità o l’incompatibilità di Berlusconi con le cariche di governo. Lei che pensa?

La vecchia norma dell’ineleggibilità mi sembra eccessiva, non solo nei confronti di Berlusconi, ma anche nei confronti del povero farmacista, titolare di una farmacia comunale, che non può fare il sindaco e il consigliere comunale perché la legge attuale glielo proibisce. Per loro a chi dobbiamo rivolgerci: ad Amnesty International? È anacronistica la norma, pensata decenni fa, che colpisce il titolare della concessione, e non il proprietario del pacchetto di controllo della relativa Spa. È un trucco bizantino. Serve una nuova normativa. L’ineleggibilità è eccessiva. Ma l’incompatibilità con le cariche di governo si impone. Se ciò debba comportare l’obbligo di vendere o se possa essere sufficiente una sterilizzazione del potere di voto ai vertici aziendali, lo discuteranno i giuristi e lo esaminerà il Parlamento. Una cosa è certa: una situazione in cui il premier nomina cinque direttori di tg su sei è intollerabile. È una lesione della dialettica democratica. Nessuna logica punitiva verso Mediaset. Anzi, i veri puniti – dal monopolio sulla pubblicità – siamo stati noi, i giornali, le tv locali. Capisco che facciano le vittime, ma a rimetterci non sono loro, a Mediaset. L’impresa del presidente del Consiglio è una tra le partecipazioni statali più originali del mondo, visto che la protezione è pubblica mentre l’accumulazione è rigorosamente privata.

Chi vincerà le elezioni? Teme il pareggio?

Ma quale pareggio, vincerà il centrosinistra. Il solo fatto che si possa parlare di pareggio è un’indecenza. In nessun paese democratico ci sono i pareggi. Hanno congegnato un meccanismo per rendere ingovernabile l’Italia, che basterebbe da solo per far loro meritare il ritorno a casa. Sicuramente il centrosinistra avrà più voti, un milione e mezzo più della Cdl, ma se vogliamo assicurare la governabilità, dobbiamo evitare la trappola della legge per il Senato. La Puglia sarà il crocevia del futuro governo. Per conquistare la maggioranza, anche al Senato, dovremo prevalere anche in regioni chiave come la Puglia. Qui si decide se l’Italia sarà governabile. Ma se così non sarà, sarà un guaio per il Paese, per il Sud e per tutti gli italiani.

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