Intervista
7 aprile 2006

D'Alema in videochat: «Con noi tornerà il senso dello Stato»<br>

Filo diretto con i lettori dell'Unità


Decine di domande al minuto nel corso della videochat de l’Unità on line con Massimo D’Alema. A moderare il filo diretto fra i lettori del nostro giornale e il presidente della Quercia proprio alla vigilia delle elezioni, il vicedirettore Luca Landò.

Secondo lei perché Berlusconi si sta comportando in una maniera così violenta, aggressiva?
«Avverte che gli sfugge il consenso, quindi il potere. Chi ama la politica concepisce il potere come una stagione che finisce. Ma Berlusconi non è un uomo politico. É un uomo di potere. Per lui la perdita del potere è un lutto. Il potere politico per lui fa tutt’uno con le sue proprietà economiche, con il suo proteggersi dalle indagini giudiziarie. Dunque è disperato. Però c'è anche del metodo. Un calcolo: radicalizzare, personalizzare lo scontro per uscire comunque come capo dell'opposizione, perché in questo modo la politica resterà per lui uno strumento importante»,

Ogni giorno Berlusconi annuncia la cancellazione di una tassa. Di questo passo non avremo più tasse?
«Il mondo senza più tasse è il mondo felice di Berlusconi. Bisognerebbe forse spiegare che le tasse non sono una cattiveria. Le tasse sono anche un modo di costruire una solidarietà sociale. Non si può accettare questa criminalizzazione delle tasse».

Che farete della riforma Moratti?
«Io sono per sospendere la sua entrata in vigore e aprire un dibattito con il mondo della scuola per vedere come se ne esce. Non sono dell'idea di fare un'altra riforma organica che porterebbe via degli anni. Si tratta di vedere quali sono gli interventi più urgenti per cambiare la scuola: un piano che preveda l'elevamento dell'obbligo scolastico. E naturalmente l'eliminazione della scelta a 13 anni fra istituti professionali e università»

E la legge 30?
«Intendiamo correggerla profondamente, cancellando alcune delle misure contrattuali più precarizzanti. Bisogna contrattualizzare il lavoro a progetto, con i sindacati, per utilizzarlo solo quando ci sono ragioni vere. Ma soprattutto dobbiamo rendere più vantaggioso per le imprese il lavoro a tempo indeterminato: se tu mi assumi per seguire un progetto mi devi pagare di più, non meno».

Farete una legge seria sul conflitto d'interessi?
«Sì, la faremo. Ma la legge sul conflitto d'interessi non è la legge su Berlusconi. É un grande tema di funzionamento della vita democratica. Noi nella scorsa legislatura abbiamo cercato di fare una legge sul conflitto d'interessi. Sicuramente ci sono stati degli errori, soprattutto nell'impostazione iniziale. Nell'ultimo anno non si fece in tempo a completare l'iter. Credo che si possa e si debba ripartire dal testo che fu approvato allora al Senato».

Quale è la sua posizione sui Pacs?
«Sono favorevole. L'ho sempre detto. Abbiamo trovato un compromesso importante nel programma dell'Unione. É la prima volta che una coalizione di governo prende questo impegno. Essendo un compromesso non rispetta perfettamente la nostra posizione».

Chiedono molti lettori: con il partito democratico scomparirà la sinistra?
«La mia opinione è che in un grande partito, popolare, che nasca dall'incontro fra la sinistra e il mondo cattolico democratico gli ideali della sinistra continuerebbero a vivere. Se vogliamo fare questo nuovo partito è perché condividiamo gli stessi valori di solidarietà, di giustizia sociale. C'è sempre paura di cambiare. Noi l'abbiamo incontrata nel momento in cui decidemmo di fare la svolta più drammatica della nostra vita: cambiare il Pci. In realtà io credo che quella scelta sia stata la salvezza della sinistra. Se non avessimo avuto il coraggio di cambiare, gli ideali della sinistra avrebbero rischiato di essere travolti dalla caduta del comunismo».

Chiede Marco: presidente, lei è ancora comunista?
«Io non rinnego nulla del mio essere stato militante e dirigente del Pci. Ma essere comunista non è un fatto etico o individuale: ha significato far parte di un grande movimento politico. Quel movimento politco non c'è più».

Matteo: Moretti ha detto qualcosa di sinistra?
«Non ho avuto occasione di vedere Il Caimano. Ma Moretti è un uomo di sinistra. A modo suo, certo, in un modo che può piacere o non piacere. Ed è un intellettuale importante: ha fatto film molto belli. Aprile era un bel film, ma la battuta su di me era politicamente sbagliata. Io in quel dibattito su Berlusconi dissi molte cose di sinistra, e lui ne uscì piuttosto male. Tant'è che perse le elezioni».

Dino: Non sarebbe il caso di avviare un vero processo di pace nel conflitto israelo-palestinese?
«In questo momento è molto importante l'azione della comunità internazionale, che deve chiedere con fermezza a chi oggi governa i palestinesi di riconoscere Israele e di rinunciare alla violenza e al terrorismo, perché la pace può esserci solo fra forze che si riconoscono. Ma che deve anche frenare l'unilateralismo d'Israele. Il muro, la ridefinizione arbitraria dei confini, l'annessione di Gerusalemme: su questa base non ci sarà mai la pace».

Alcuni elettori sono preoccupati: dopo le elezioni avremo ancora Berlusconi? C'è il rischio di un ingorgo istituzionale?.
C'è una situazione complicata. Il Parlamento è convocato il 28 di aprile, il 18 maggio scade il Capo dello Stato, il 13 maggio si deve convocare l'assemblea dei randi elettori. L'insediamento del Parlemento richiede una serie di adempimenti: dall'elezione dei presidenti alla formazione dei gruppi. Solo dopo la formazione dei gruppi si può procedere alle consultazioni per dare l'incarico. Potrebbe non esserci il tempo di formare il governo fra il 28 aprile e il 13 maggio. Poi c'è un problema che deve valutare liberamente Ciampi: l'opportunità che il presidente della Repubblica uscente possa formare un nuovo Governo. Saranno giornate complesse e richiederanno grande senso dello Stato. Vorrei rassicurare tutti: il senso dello Stato tornerà».

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