Massimo D'Alema visita i luoghi del ravennate dove il padre Giuseppe fece la Resistenza, 28/a Brigata Garibaldi, comandante Arrigo Boldrini, "Bulow". A Conselice si inaugura il monumento alla stampa clandestina, al centro la vecchia "pedalina" usata negli anni della lotta armata ai nazifascismi per stampare giornali, volantini e manifesti. Il presidente Ds parla di quei giorni, racconta del padre partigiano. La piazza è affollata, i gonfaloni dei comuni disposti a semicerchio. Dopo il discorso, il bagno di folla. D'Alema si lascia avvolgere, gli occhi umidi, la mano che ne stringe dieci, cento mille. Per il presidente Ds il dopo rinuncia è ragionamento politico e aplomb istituzionale.
L'amarezza, se c'è, è ben simulata. E' cosa di ieri e di ieri l'altro. Non di oggi, perché oggi si deve ricominciare a combattere. «Non c'è nulla di eroico. La mia è stata la scelta di una persona responsabile – spiega D'Alema - D'altro canto il maggior partito del centrosinistra deve dimostrare anche una maggiore responsabilità...».
Ha scelto di cavarsi via dal "tritacarne" delle polemiche, il presidente Ds. Decisione politicamente sofferta, ma inevitabile, alle 21 di giovedì sera. Facendo un passo indietro, D'Alema ha tolto dall'imbarazzo Prodi e ha evitato che l'Unione si avvitasse intorno ad una polemica incomprensibile per il suo popolo. «Non possiamo dare sensazioni da ceto politico che si azzuffa. Non possiamo offrire alla gente un'immagine sconcertante, nel momento in cui sono enormi i problemi del Paese di cui occuparci...».
La rinuncia al braccio di ferro sulla presidenza della Camera? «Abbiamo voluto fare un atto che interrompesse una spirale, nella speranza che tutti lo intendano così. Ma anche nella speranza che si affrontiamo con maggiore sobrietà le questioni inevitabili che ci pongono quando c'è un'alleanza che vince le elezioni e deve organizzarsi per governare il Paese...».
Insomma, le tensioni, quando ci sono, «vanno affrontate con sobrietà, non dando l'idea della zuffa continua».
La gente, il popolo del centrosinistra, quello che anche ieri abbracciava "Massimo" e gli consegnava l'eterna invocazione ai leader del centrosinistra: «marciate uniti, non dividetevi».
Il passo indietro? «Una scelta politica che ha posto rimedio ad una situazione che ci avrebbe esposto. La nostra gente non capiva, giustamente. Era arrabbiata. E la questione poteva diventare catastrofica. Provocare anche una lacerazione tra noi e Rifondazione comunista, della quale non si avvertiva proprio il bisogno. E' stato un gesto di responsabilità e non di stizza...».
Le strade assolate di Conselice, accolgono il presidente dei Ds che si sposta a piedi dalla "Piazza della libertà di stampa" alla sezione della Quercia dedicata ai partigiani Buscaroli e Guidi. «Qualcuno ha scritto che adesso scatterebbero le vendette – ragiona amaro D’Alema - Ma questa è una stupidaggine. Le vendette porterebbero alla distruzione di un bene comune. Noi siamo tutti sulla stessa barca. Cosa facciamo l'affondiamo per far dispetto ai nostri compagni di navigazione?».
E i Ds che "versano sempre sangue"? "Che portano acqua"?, "Che si fanno carico dell'unità e pagano sempre prezzo"? Che risposta dà D'Alema dopo l'obbligato forfait dietro-front dell'altro ieri? Lui, oggi, usa il termometro della piazza, delle battute, delle mani che ha stretto, degli abbracci. Quello che lo ha accolto a Conselice, in fondo, è un pezzo di zoccolo duro, un pezzo solido di Quercia. D'Alema guarda quel popolo che gli si fa corteo intorno e lo accompagna fino alla sala da ballo della Casa del popolo trasformata per il grande pranzo in onore del presidente. «La nostra gente? Secondo me è contenta – commenta - Quello che è accaduto dimostra che siamo delle persone serie. Ecco, io non ho incontrato lutto.
C'era anche un sentimento orgoglioso oggi. "Menomale, così abbiamo fatto un atto che ha sbloccato la situazione", questo mi dicevano. Ecco, non è che la gente sia così interessata ai posti...».
E adesso? «Adesso dobbiamo cercare di indirizzare le cose verso uno sbocco positivo...».
Come? «Dobbiamo fare marciare insieme tre questioni. La prima è l'assetto delle istituzioni. Bisogna ricordarsi che si voterà per le presidenze delle Camere e che il risultato non è scontato. E che al Senato, dove c'è Marini, abbiamo una maggioranza ristretta e dobbiamo fare i conti con manovre d'ogni tipo».
Poi? «Poi ci sarà la questione delicata della presidenza della Repubblica...». E D'Alema ripropone la sua ricetta, ma con una dose di cautela in più rispetto ai giorni scorsi. «Se sarà possibile, si dovrà avere una convergenza con l'opposizione – spiega - Se ce ne saranno le condizioni però, visto quello che continua a dire Berlusconi...». Il centrodestra, però, non è piu' compatto dietro al Cavaliere, ammesso che lo sia stato negli ultimi mesi. «Oggi non sono tutti uniti, hanno opinioni diverse anche tra di loro – riflette il presidente Ds - La situazione è molto complessa e va gestita bene...».
Insomma, poche le speranze che Berlusconi deponga le armi, almeno per il momento. Molte quelle che dentro il centrodestra maturino fatti nuovi, già dalle prossime scadenze istituzionali. Il discorso che porta al Colle cade inevitabilmente su Bertinotti che si augura «un ex Pci al Quirinale». «Bertinotti deve essere prudente – replica D'Alema – Lo deve essere ancor di più in un momento in cui si candida per la presidenza della Camera dei deputati. E' bene che chi aspira ad incarichi istituzionali mantenga un certo riserbo...».
Gli ultimi giorni lasciano ferite aperte, a dispetto della ragion politica che impone di suturarle in fretta. E dopo l'assetto delle istituzioni, cosa c'è?, chiediamo. «Il governo e poi, naturalmente, il processo politico da avviare subito che porta al Partito democratico. Un lavoro su tre fronti diversi, quindi. Ma che devono essere per forza di cose interconnessi. E se c'è un clima civile, di rapporti corretti tra le forze politiche, è chiaro che si crea un quadro positivo dentro l'Ulivo e dentro l'Unione».
E D'Alema? Cosa farà D'Alema adesso, dopo il passo indietro sulla presidenza della Camera? «Presidente, lei ha detto che non intende andare al governo, manco morto...», azzardiamo. «Una menzogna totale, non l'ho mai detto – replica - Manco morto, poi, porta male e io sono meridionale e credo nella scaramanzia». «Farà parte del governo Prodi, allora?». «Non intendo discutere di questo problema – risponde - Bisogna mantenere tranquillità, altrimenti rischiamo di compromettere ogni ragionamento. Perché ho l'impressione che se vanno avanti delle cose in modo compensativo o provocatorio, non si va da nessuna parte. E vorrei essere chiaro, su questo».
Insomma: la squadra di governo non potrà nascere con il marchio dei risarcimenti per quello che è stato dato o tolto, a questo o a quello. «Al momento opportuno si formerà il governo, su proposta del Presidente del Consiglio e su nomina del Capo dello Stato – continua D'Alema - E oggi non abbiamo ancora un presidente incaricato e non sappiamo chi sarà il Capo dello Stato...».
E la Quercia? Cosa vede D'Alema nel futuro del suo partito? Durante il pranzo che si svolge alla casa del popolo di Conselice, nello stesso edificio della sezione Ds D’Alema parla delle elezioni: «Abbiamo messo in sicurezza l’Italia», spiega.
Poi si riferisce ai giovani che hanno votato in massa per l’Ulivo e sottolinea che bisogna promuovere un salto generazionale anche nei partiti. «C'è un'esigenza prioritaria che riguarda il gruppo dirigente dei ds – replica - Dobbiamo dire come vogliamo disporre le nostre forze.
Cosa fare dei Ds? Vogliamo lavorare per costruire il Partito democratico. Ma non c'è un mandato, quindi si dovrà fare un congresso. E visto che si avvia un processo politico, qualcuno si occuperà del partito e qualcuno del governo. Ma questo è un problema sul quale rifletteremo con calma». Per adesso, in ogni caso, D'Alema propone «una pausa di riflessione». «Personalmente me la prendo e propongo a tutti di sospendere i dibattiti sugli organigrammi». E a Prodi cosa consiglia il presidente Ds? «Lui farà le sue riflessioni, noi le nostre, poi ne parleremo insieme».
Nel frattempo? D'Alema, nel frattempo, se ne va in barca. «Una pausa in mare per una competizione. L'anno corso arrivai undicesimo...». Quando tornerà,v Presidente?. «Mah, dipende dal vento...».
Poi, a scanso di interpretazioni politiche equivoche: «L'anno scorso impiegai 78 ore, speriamo di fare meglio oggi».