Prudenza. Ma anche soddisfazione per un evento - la conferenza internazionale per il Libano in programma a Roma mercoledì prossimo - che segna il grande rientro dell´Italia sullo scenario internazionale. Sono i sentimenti che animano Massimo D´Alema in questi giorni cruciali per la pace, o la guerra, in Medio Oriente.
Il primo invito che il titolare della Farnesina si sente di fare è quello alla prudenza. «Questa iniziativa - riflette D´Alema - è stata costruita incontrando un interesse americano importante, per certi versi sorprendente. Avrebbero potuto fare scelte diverse, ma probabilmente hanno giocato diversi fattori, come il fatto che l´Italia poteva essere un Paese che si presta ad avere anche un certo tipo di coinvolgimento nel mondo arabo, e questo fa sì che un messaggio lanciato dall´Italia verso il mondo arabo può risultare più credibile».
Ma saranno gli eventi, militari e diplomatici, di queste ore, di questi giorni, che avverranno nel Vicino Oriente a dare l´impronta alla Conferenza. «Lavoriamo su un materiale molto fragile, molto incerto - rimarca il vice premier - . Se parte una offensiva generalizzata di Israele nel Libano il discorso della Conferenza si indebolisce. Vorrei che fosse chiaro: non è che abbiamo risolto la guerra. Abbiamo costruito un momento, una iniziativa che può essere importante ma tutto è appeso a un filo, ad una situazione drammatica in cui la dinamica della guerra può anche drasticamente ridurre la portata di questo evento».
Un evento determinato da una convergenza di volontà e da un incessante lavorìo diplomatico. Che ha investito anche Israele. «La mia sensazione - dice D´Alema - è che in Israele vi siano spinte diverse, che riguardano i militari e la dirigenza politica. Sbaglia chi tende a considerare tutto ciò che avviene lì come una espressione lineare. Mi pare di poter cogliere anche una preoccupazione da parte della leadership politica israeliana di scongiurare un accentuato isolamento di Israele a cui si accompagna la percezione che il favorire una disgregazione del Libano finirebbe per rivelarsi un disastro anche per Israele».
Una disgregazione del Paese dei Cedri appare una prospettiva drammatica ma tutt´altro che irrealistica. «Il primo imput di questa Conferenza - sottolinea in proposito D´Alema - è innanzitutto questo: evitare la frantumazione, il disfacimento del Libano. Perchè il Governo democratico insediato oggi a Beirut guidato da Fuad Siniora è considerato da tutti, compresi gli americani, un punto di equilibrio prezioso. Occorre tenere conto che questa riunione nasce originariamente nell´ambito del "Lebanon court team", vale a dire di un gruppo di Paesi che si è costituito non ora ma alcuni anni fa con l´obiettivo dichiarato di sostenere il Libano e di agire per rafforzare il processo di democratizzazione e la stabilità di quel Paese, aiutandolo a uscire da quella dinamica di guerra civile che il Libano ha conosciuto negli anni passati».
La riflessione torna su Israele. «Quando il primo ministro Ehud Olmert - sottolinea il ministro degli Esteri italiano - ha affermato che Israele non si opponeva un corridoio umanitario, si è avuta la sensazione che o per le pressioni americane o per un convincimento maturato al proprio interno, qualcosa si stesse muovendo, sia pur faticosamente, nella direzione da noi auspicata».
Una Conferenza di questa portata, per le presenze e per il momento in cui si svolge, non nasce certo dall´oggi al domani. «Di grande significato - spiega D´Alema - sono stati i colloqui diretti. Chi ha giocato un ruolo importante è stato il giovane Saad Hariri (il figlio del premier libanese assassinato il 14 febbraio 2005 in un attentato a Beirut, ndr.)...». Un giovane coraggioso che, dopo l´uccisione del padre, «vive una parte della sua esistenza in Arabia Saudita, un po´ sotto la loro protezione, e ha rapporti molto forti negli Stati Uniti. Certamente c´è stato un lavoro prezioso, incessante, nel mondo arabo per favorire questa iniziativa e anche una pressione sugli americani perchè si facesse qualcosa».
Ma questo lavoro diplomatico ha dato i suoi frutti perchè si è fondato su una linea chiara che D´Alema riassume così: «Hanno certamente giocato le nostre relazioni, ma anche il modo in cui ci siamo collocati. Il famoso essere vicini agli uni e agli altri che tante stupide polemiche ha suscitato nel nostro Paese , polemiche rozze, brutali, stupidi giochini di parole, in realtà quella posizione è la chiave per capire perchè poi l´Italia è tornata a giocare un ruolo di primo piano, riconosciuto da tutti i nostri partner internazionali».
A cominciare dagli Stati Uniti, copromotori della Conferenza per il Libano. «Noi eravamo partiti - ricostruisce D´Alema - con l´idea di avere un momento di incontro tra i principali Paesi europei, lavoravamo su questa ipotesi, e poi la cosa è venuta delineandosi in uno scenario più ampio». A questo approdo ha giocato un ruolo importante, di forte soggettività personale. il segretario di Stato Usa, Condoleezza Rice, del quale D´Alema rileva l´importanza: «Ha voluto prendere una decisione che è dimostrazione di fiducia e di una volontà di lavorare insieme. Possiamo anche avere dei modi diversi di vedere le cose ma questo non è detto che debba essere paralizzante, in qualche momento, e la Conferenza per il Libano ne è una concreta riprova, può essere proficuamente complementare».
Dal Libano si levano appelli accorati alla Comunità internazionale perchè faccia fronte all´emergenza umanitaria determinata dalla guerra. Le notizie sull´esodo di massa dal Sud Libano, le richieste di aiuto reiterate da tutte le agenzie umanitarie che operano sul campo «sono allarmanti, angoscianti e non debbono restare senza risposta», afferma il vice premier italiano. Il «popolo degli sfollati» bussa alle porte della Conferenza di Roma. «In queste ore - spiega D´Alema - si sta lavorando intensamente alla definizione dell´agenda dei lavori. Alla Farnesina si sono insediati 22 funzionari americani che stanno lavorando alacremente a tutti gli aspetti legati a questo evento, dai dossier politici alla sicurezza. Per ora c´è un foglio di carta che "vola" tra Roma e Washington, la cui implementazione dipenderà molto da come andrà la missione di Condoleezza Rice in Israele. Questo pezzettino di carta dice che uno dei punti centrali di questa riunione a Roma sarà l´emergenza umanitaria, con la messa a punto di un programma di aiuti e la costituzione di corridoi umanitari».
Per ciò che concerne il dossier-aiuti la prudenza lascia il passo all´orgogliosa rivendicazione dell´impegno italiano. «Sono orgoglioso - sottolinea il titolare della Farnesina - perchè su n questo punto siamo stati davvero i primi. Sia nell´organizzare l´evacuazione dei cittadini italiani dal Libano sia nell´essere lì domani (oggi, ndr.) con la nave della marina militare San Giorgio piena di viveri, medicinali, tende, coperte, acqua, generatori elettrici, ambulanze...». Ma l´emergenza umanitaria non è fatta solo di viveri, medicinali, strutture di supporto ad una popolazione civile sofferente... «Ed è stata sempre l´Italia - ricorda in proposito D´Alema - a lanciare l´idea del corridoio umanitario. La mattina abbiamo avanzato la proposta, il pomeriggio Olmert ha dato il suo assenso. Non l´abbiamo fatto a caso, eravamo "sulla palla"...».
E qui la riflessione di D´Alema incrocia di nuovo le polemiche di questi giorni: «Noi, come si capisce, non è che facciamo delle dichiarazioni propagandistiche, il fatto è che sin dall´inizio di questa crisi siamo sulla palla. Quando, ad esempio, Romano Prodi ha detto che l´Italia è disponibile a contribuire a una forza multinazionale, questo è un tema vero e non è un tema propagandistico». Un tema che è anche un impegno concreto che l´Italia è pronta ad assumersi se, come richiesto dal segretario generale delle Nazioni Unite, Kofi Annan, la comunità internazionale darà vita a una forza di interposizione da dislocare nel Sud Libano una volta stabilito il cessate il fuoco.
Quello della forza di interposizione è un tema che sarà ripreso e approfondito nella Conferenza di Roma. «Le questioni che saranno al centro dei lavori - puntualizza D´Alema - sono tre:
1) l´emergenza umanitaria ;
2) come si arriva ad una effettiva cessazione o sospensione delle ostilità, cosa che richiede anche una certa pressione sulla Siria e sull´Iran, perchè agiscano sugli Hezbollah per ottenere quanto meno la liberazione dei due soldati israeliani rapiti;
3) un piano più di medio termine di stabilizzazione che comprenda una forza multinazionale sotto l´egida delle Nazioni Unite».
Un programma ambizioso che deve però tener conto dell´evoluzione degli avvenimenti sul campo. Un campo che resta di battaglia.
Di nuovo, l´invito alla prudenza: «Il programma massimo - riassume il titolare della Farnesina - sarebbe quello di riuscire ad affrontare e a dare una prima risposta a tutti e tre questi problemi. Poi, quanto riusciremo a muoverci su quete tre direttrici lo vedremo in corso d´opera...Sulla questione umanitaria ritengo che saremo in grado di prendere decisioni immediate e impegnative, alla Conferenza abbiamo invitato anche la Banca Mondiale, sul resto è più problematico e, lo ripeto perchè è un passaggio cruciale, molto dipenderà anche dall´esito della missione di Condoleezza Rice a Gerusalemme e da altre pressioni e contatti che ci saranno in queste ore anche verso altri protagonisti della crisi. Ci sono due giorni di lavoro intensissimo». Un lavoro che vede impegnato in prima persona il segretario generale delle Nazioni Unite, Kofi Annan.
L´importanza che è venuta ad assumere la Conferenza di Roma è data anche dalla decisione del numero uno del Palazzo di Vetro di essere presente ai lavori. « Kofi Annan - dice D´Alema - ha confermato la sua partecipazione. Avremo così un terzo presidente della Conferenza. Doveva essere una riunione copresieduta ma sarà un onore inserirlo tra me e la Rice...».